Mercoledì 14 ottobre 2026, ore 21
FANON
di Jean-Claude Flamand-Barny
In versione originale con sottotitoli. In collaborazione con Alliance Française di Torino.
L’opera ripercorre la vita e l’impegno di Frantz Fanon, psichiatra, filosofo e saggista originario della Martinica, diventato una figura chiave del pensiero decoloniale. Il film segue il suo percorso: dal servizio nell’esercito francese durante la Seconda Guerra Mondiale alla pratica innovativa presso l’ospedale psichiatrico di Blida in Algeria, fino alla sua adesione totale alla causa dell’indipendenza algerina. Un ritratto intimo e politico di un uomo che ha analizzato come pochi altri le conseguenze psicologiche del colonialismo. Il regista Jean-Claude Barny firma un film necessario e attuale, che restituisce la complessità di un intellettuale la cui opera (tra cui il celebre I dannati della terra) continua a influenzare i movimenti per i diritti civili e la giustizia sociale in tutto il mondo. Un’opera visivamente potente che unisce rigore storico e tensione drammatica.
Nato nel 1925 a Fort-de-France, Frantz Fanon proveniva dalla piccola borghesia meticcia della Martinica. Nel 1943, a 18 anni, si arruolò nelle forze armate francesi del Generale De Gaulle. La sua esperienza nell’esercito fu contrastante: pur arruolandosi pieno di patriottismo, subì il razzismo, fu considerato un soldato indisciplinato, ma combattè con coraggio nelle battaglie per la liberazione della Francia. Ritorna poi in Martinica dove consegue la maturità nel 1946. Grazie ad una borsa di studio, parte per studiare medicina a Lione, dove si specializza in psichiatria, seguendo nel contempo corsi di letteratura e filosofia.
Nel 1952, all’età di 27 anni, pubblica “Peau noire, masques blancs” (Pelle nera, maschere bianche), tratto dalla sua tesi di dottorato in psichiatria, in cui mette in discussione i concetti di identità, assimilazione e razzismo nei confronti delle persone di colore, attraverso la sua esperienza di antillano nato in Martinica e stabilitosi in Francia. Questo primo saggio segna l’inizio di una riflessione sui complessi rapporti tra il colonizzatore e il colonizzato.
Nominato nel 1953 primario della clinica Blida-Joinville in Algeria, potè osservare nei suoi pazienti le disastrose conseguenze psicologiche causate dalla situazione coloniale dell’epoca.
Espulso dall’Algeria nel 1956 a seguito della sua partecipazione alle lotte per l’indipendenza, si unì al governo provvisiorio della Repubblica ALgerina a Tunisi e intraprese intense attività diplomatiche e politiche.
Scrisse una trilogia di saggi: ‘An V de la révolution algérienne’ (1959), ‘Les Damnés de la terre’ (1961, con una lunga prefazione di Jean-Paul Sartre) e ‘Pour la révolution africaine’ (pubblicato postumo nel 1964).
Muore di leucemia a Washington nel 1961, senza vedere l’indipendanza algerina per la quale aveva dato tutto negli ultimi anni della sua vita. Il suo corpo fu rimpatriato in Algeria, dove fu sepolto secondo le sue volontà.
Grazie al suo approccio molto personale alle questioni di identità, razza e dominio, alimentato sia dalla sua esperienza di medico psichiatra, sia da quella di antellinese stradicato e di militante anticolonialista, Franz Fanon è diventato in tutto il mondo un paladino della lotta per l’indipendenza, un pioniere degli studi postcoloniali e un pensatore critico delle ‘identità nere’ di fronte al razzismo della società.



